A Fukushima muoiono anche i robot – di Maria Grazia Enardu

 

A cinque anni dallo tsunami del 2011 che ha distrutto la centrale nucleare di Fukushima e avvelenato la regione, si cerca di fare una mappa del sito, e solo i robot possono entrare nell’area. Ma muoiono anche loro. Poche settimane fa, uno si è fermato dopo due ore. Ne hanno mandato un altro, costruito per resistere a radiazioni di 75 sievert ma non ce l’ha fatta, ce n’erano oltre 500. Un solo sievert causa grandi malesseri agli umani, 10 uccidono in un paio di settimane, ma non si pensava che anche i robot potessero morire senza nemmeno il tempo di un’occhiata preliminare.
Sono robot “scorpioni” Toshiba, di soli 60 cm, semoventi e con una telecamera nella coda, non è chiaro se il problema siano state le radiazioni o se sia rimasto intrappolato nelle rovine della centrale. Ogni scorpioncino può resistere a una contaminazione totale di 1000 sievert, poi va fatto tornare indietro. Però non dicono cosa ci farebbero dopo: a quei livelli, il robot è perennemente contaminato e va trattato come scoria assai pericolosa. Intanto il governo giapponese fa conti molto approssimativi. Per pulire (?) il sito ci vorranno decenni e almeno 200 miliardi di dollari. Un’inchiesta rivela falle nel sistema di sicurezza, è stato un disastro naturale ma con notevole componente umana – e siamo in Giappone. La storia di Fukushima e degli scorpioncini mandati a morire è la versione più agghiacciante dell’apprendista stregone. Abbiamo inventato il nucleare, ma non sappiamo come domarlo quando sfugge al controllo, il plutonio mantiene altissimi livelli di radioattività per 30mila anni, e nel frattempo uccide proprio tutto.

Un commento a A Fukushima muoiono anche i robot – di Maria Grazia Enardu

  1. Michele R. 7 marzo 2017 at 06:07 #

    Buongiorno,
    Classificatemi pure come NIMBY ma è per queste ragioni che sono contrario al nucleare. Ho votato e ri-voterei no al referendum sul nucleare, anche se questo implicherebbe il ritorno all’era della candela.

    Saluti.

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