Sono Renzi Matteo. E nessuno mi conosce

Certi episodi nella vita di ciascuno non dovrebbero essere archiviati sotto la categoria “aneddoti e curiosità”. Uno di questi è la partecipazione di Matteo Renzi alla trasmissione Mediaset La Ruota della Fortuna nel 1994. Aveva 19 anni. Oggi ne ha quasi 37 e domani va in onda la sua trasmissione: regia di Giorgio Gori, ex manager Mediaset e ora dell’asso pigliatutto Magnolia produttrice di X Factor e dell’Isola dei famosi. Titolo del programma: Big bang, perché Leopolda Factor Jovanotti non l’ha ancora scritta. Per il palinsesto e le star ospiti rimandiamo ai diecimila articoli su stampa, tv, radio e internet.
Una raffica che va avanti da un mese, con l’utile suspense “si candida o non si candida alle primarie del Pd?”. Pensiamo di no, piuttosto lancerà sul mercato politico una giovane donna (sarebbe perfetta Antonella Mansi, capo di Confindustria giovani Toscana in scadenza di mandato, ma più tendente a poltrone in Confindustria nazionale post Marcegaglia) e ufficializzerà un proprio movimento interno al Pd, con relativo manifesto programmatico. ”Astenersi meteoriti e brontosauri” dice Renzi invitando a partecipare. Lui meteorite non è, ma sui brontosauri dovrebbe andar cauto.
Matteo Renzi nasce e cresce a Rignano sull’Arno, dove suo padre è consigliere comunale DC, in casa si mangia pane, politica, chiesa e azienda di famiglia, la Chil s.r.l. Di questa azienda, sul suo primo curriculum ufficiale da politico, Renzi si auto appropria come dirigente fondatore. Leggiamo “E’ dirigente d’azienda: nel 1994 ha fondato (a 19 anni , n.d.a.) la Chil srl, società di Marketing Diretto di cui ha poi ceduto le quote”. Un vero prodigio dell’imprenditoria giovanile. Partono segnalazioni d’incongruenze e la versione rettificata recita: “Ha lavorato con varie responsabilità per la CHIL srl, società di servizi di marketing di cui è dirigente in aspettativa, in particolare coordinando il servizio di vendita del quotidiano La Nazione sul territorio di Firenze”. In termini prosaici: Matteo è dirigente certamente bravo, ma nell’azienda di babbo. Non ha ceduto nessuna quota visto che l’azienda non è sua. Quanto al roboante “coordinamento del servizio di vendita del quotidiano la Nazione”, si legga: mandare gli strilloni a vendere per strada La Nazione. In tale veste dirigenziale (anni 1997 / 98), negò ai suoi ambulanti il rapporto di lavoro parasubordinato (i contributi costano); motivo per cui, il giovine imprenditore ha poi perso in Cassazione la causa con l’Inps (sentenza, http://www.inps.it/AC/sentenze/Corte%20di%20Cassazione/Sezioni%20Civili/s0423897.pdf.).
Non stupiscano, perciò, le posizioni di Renzi su impiegati comunali, odio per la CGIL, Marchionne superstar, brava la Gelmini che ha tagliato anche troppo poco etc. Dopo la politica al liceo Dante di Firenze (Gioventù studentesca DC e Comunione e Liberazione), Matteo Renzi aderisce al PPI, a 24 anni ne diventa segretario provinciale per poi confluire ne La Margherita di cui nel 2001 è coordinatore fiorentino e nel 2003 segretario provinciale.
Nel giugno del 2004, la perfetta applicazione del manuale Cencelli lo consacra presidente della provincia di Firenze (sindaco di Firenze e presidente della Regione erano DS) con il 60,37 % dei voti raccolti dall’Unione; il suo partito, La Margherita ebbe il 9,21 %.
Da consumato dirigente del settore marketing, Renzi smantella l’ufficio stampa del suo predecessore sostituendolo con una creatura tutta nuova e “moderna” la Florence Multimedia. Per quella sua creatura, il predicatore Renzi che punta il dito sui costi della politica, è ora in ambasce: Florence Multimedia avrebbe svolto fuori dal contratto di servizio affidamenti per 7 milioni e le opposizioni chiedono una commissione d’inchiesta, forti della relazione del Ministero dell’economia che ha riscontrato 15 irregolarità nella gestione amministrativa e contabile. Questo nell’agosto scorso, peraltro all’indomani della condanna di Renzi da parte della Corte dei Conti per danno erariale (vedi il post 1).
Nel 2008 è tra i fondatori del PD di Veltroni e si candida alle primarie per la poltrona di sindaco. Le vince in febbraio 2009 con il 40,52% raccogliendo i frutti di quattro anni di autopromozione (sarà ben servita a qualcosa la Florence Multimedia) e una velata condiscendenza del centrodestra che, privo di candidati vincenti, vede in Renzi sindaco il minor danno. Tra gli altri, si congratulano con lui gli industriali dei grandi alberghi fratelli Fratini, Paolo Fresco (la Fiat a Firenze), le bolsceviche Wanda Ferragamo e Bona Frescobaldi, il presidente di Confindustria Firenze, Giovanni Gentile, omonimo e nipote di…
I fiorentini di sinistra accusano il colpo. Nella corsa finale alla poltrona Renzi è infatti il primo sindaco di Firenze a non vincere al primo turno nonostante l’avversario diretto sia tipo da “ti piace vincere facile”: l’ex portiere Giovanni Galli, gloria calcistica della Fiorentina. La coalizione di Renzi (Idv, Facce Nuove a Palazzo Vecchio, Pd, Comunisti Fiorentini, Sinistra per Firenze e Lista Renzi) prende solo il 47,57% dei voti, la destra di Giovanni Galli ottiene il 32% e la sinistra, onorando la tradizione, si spacca in due con l’8,36% di Valdo Spini (Spini per Firenze, Prc e Pdci, Sinistra per la Costituzione) e il 4,10 % di Ornella De Zordo (Perunaltracittà). Al ballottaggio Renzi passa con il 59,96 % (rumours assegnano all’ex margheritino anche il consenso di elettori di centrodestra). Renzi sindaco forma la sua prima giunta: cinque donne e cinque uomini, sei PD, un socialista, un IDV, due indipendenti. L’assessorato bilancio e società partecipate va ad Angelo Falchetti, ex fondatore e AD di Dada (società internazionale di registrazione di domini web, protezione dei brand e pubblicità in Rete, quotata in Borsa). Seguiranno mini rimpasti sino all’ultima versione oligarchica monocolore PD: sette assessori più Giuliano Da Empoli, cofondatore dell’Api di Rutelli e membro del think tank di Italia Futura (Montezemolo). Renzi manda un “ciao” definitivo all’IDV.
L’anno scorso il grande successo della formula magica “rottamare”: Renzi entra nelle case italiane, incassa popolarità e intenzioni di voto (voti suoi e non del PD, come dice lo stesso Renzi). In foto una pagina del sito della Chil srl, scomparso dalla rete dopo la visita di Renzi ad Arcore. Tra i clienti molti quotidiani vicini al premier (gruppo Riffeser) e restano ignote le altre eventuali (se ce ne sono) relazioni d’affari tra Chil s.r.l. e la galassia Berlusconi Mediaset.
Nel 2009 Time definì Matteo Renzi l’Obama italiano.
Marcelle Padovani, storica penna del Nouvel Observateur scrisse: “Non credo che il giovanilismo e il nuovismo siano politiche difendibili a sinistra, ci sarebbero altre idee e progetti molto più utili per creare davvero una nuova classe dirigente”.
E comunque Matteo Renzi non è mica nato ieri.

ILARIA VICINI

5 – fine

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3 Commenti a Sono Renzi Matteo. E nessuno mi conosce

  1. Ilaria V. 28 ottobre 2011 at 12:51 #

    Ho una rettifica dovuta: anche Leonardo Domenici andò al ballottaggio (ma era il secondo mandato) come sindaco . Lo vinse con il 65,98 % dei voti battendo lo sfidante del centrodestra, Domenico Valentino, che preseil 34,02%.

  2. Tommaso Ino 28 ottobre 2011 at 17:41 #

    Da consumato dirigente del settore marketing … (chi? Renzi?! spero fosse ironico)

    Antonella Mansi, capo di Confindustria giovani Toscana …

    Renzi è infatti il primo sindaco di Firenze a non vincere al primo turno …

    Qualche refuso …

    Per il resto le ragioni per cui Renzi ha vinto quelle primarie avrebbero una ratio politica (ripeto p-o-l-i-t-i-c-a) che questo articolo nemmeno contempla. Perchè di analisi politica in effetti non se ne scorge l’ombra.

    Cortesemente,
    Un non-renziano, ma nemmen strullo.

  3. Ilaria V. 28 ottobre 2011 at 18:58 #

    Gentile Tomas,

    la ringrazio moltissimo per il suo intervento (anche se non ho capito la citazione su Antonella Mansi). La mia rettifica sul ballottaggio mi pareva chiara.
    La ringrazio perchè il suo commento ha colto il cuore dell’articolo: provare a fornire al lettore l’opportunità di farsela da solo, l’analisi politica.
    L’ascesa di Renzi sta diventando materia di tesi di laurea, ne sono pieni i giornali ed i dibattiti tv. Qui si cerca di raccontare fatti che il grande pubblico extra fiorentino non conosce.
    Le assicuro che ho dovuto sforzarmi parecchio per evitare di elargire l’ennesima spiegazione (la mia, che è un dettaglio) politologica del consenso che Renzi raccoglie.
    La seguirò sul suo blog.

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